21/02/2012 | scritto da Staff

Campagna elettorale personalizzata: in Usa il microtargeting al servizio della corsa alla Casa Bianca

Il microtargeting, quella particolare tecnologia che consente di rendere la pubblicità il più personalizzata possibile, è una realtà ormai consolidata nella vita di chiunque utilizzi un computer per un qualsiasi motivo. Non è un caso che dopo aver prenotato un volo o una vacanza attraverso un sito di booking appaiano sullo schermo, in continuazione, proposte o pubblicità di hotel e b&b.

Pratica utilizzata da quasi tutte la campagne marketing degli ultimi anni, quanto tempo poteva passare prima che anche la comunicazione politica si accorgesse della possibilità che il microtargeting poteva offrire in fase di campagna elettorale? Abituati come sono all'infotainment (letteralmente informazione-spettacolo), i primi destinatari di messaggi elaborati in base allo studio dei propri gusti, idee e abitudini sono stati gli abitanti degli Stati Uniti, attualmente coinvolti nella folle corsa alla casa bianca, che culminerà solo nel mese di novembre con l'elezione (o ri-elezione) del Presidente degli Stati Uniti d'America.

Durante le recenti primarie, due diversi tipi di elettori Repubblicani hanno potuto vedere due diversi video di Mitt Romney, veicolati attraverso siti di news locali e nazionali. Il primo, chiamato “It's time to return American optimism” (E' tempo di restituire ottimismo agli americani) mostrava il candidato durante le fasi della campagna mentre spiegava come queste elezioni servano per “Salvare l'anima dell'America”. Questo video è stato pensato per rivolgersi ai sostenitori del partito, per generare una larga diffusione. Il secondo, creato per quei votanti che non si sono ancora allineati con uno specifico candidato, era invece focalizzato su Mr. Romney e la sua famiglia, mostrandolo come un padre e un marito attento, devoto e presente. Le due versioni del video sono state viste online in Florida, Iowa, New Hempshire e South Carolina, rappresentando un cambiamento notevole per la pubblicità politica.

Il processo di targetizzazione di un utente in questo senso richiede tre step. I primi due sono comuni al resto dell'online marketing e consistono nell'inserire dei “cookie” nel computer dell'utente dopo che ha visitato determinati siti web o ha effettuato acquisti, incrociando il profilo così ottenuto con dei dati offline, come le associazioni charity che sostiene, la carta di credito utilizzata, il tipo di macchina guidata. Il terzo step riguarda l'incrocio del tutto con i dati di voto, inclusi tesseramenti a partiti politici e quante volte la persona presa in esame si è recata a votare negli ultimi anni.

Per fortuna pare che i dati vengano associati a dei codici alfanumerici e non a dei nomi, rendendo tutte le informazioni raccolte anonime. Se fino a una decina di anni fa eravamo costretti a guardare gli stessi dibattiti allo stesso tg guardato dal nostro vicino di casa o da un cugino che abitava in un'altra regione, ora è possibile che compaiono due comunicazioni politiche diverse nello stesso momento e nella stessa casa.

Come sempre gli U.S.A. si confermano precursori di un nuovo modo di comunicare e fare politica, chi sarà il primo italiano che imparerà la lezione ed invaderà i nostri italici schermi?

 

(Fonte: New York Times)